Questa settimana

June 3, 2007

Le ricerche bibliografiche di questa settimana mi hanno portato nel campo della letteratura militante, della poesia visiva e della teorizzazione sulla e della violenza politica. Naturalmente quelli che si presentano sono solo spunti bibliografici senza alcun carattere di sistematicità o di completezza. Li condivido unicamente come stimolo per ulteriori ricerche e riflessioni sul ruolo dell’immagine fotografica nella rappresentazione e percezione della violenza politica in Italia negli anni settanta.

Per la letteratura militante, segnalo l’opera di Nanni Balestrini, in particolare Gli invisibili (DeriveApprodi, Roma 2005, con una prefazione di Toni Negri, ed. orig. 1987) e la nuova edizione de La violenza illustrata (DeriveApprodi, Roma 2001, ed. orig. 1976), che include anche Blackout, un poema del 1980 sul famoso blackout di New York del 1979, con alcune interessanti fotografie inserite nel testo non come illustrazioni, ma come elementi di un procedimento analitico di tipo indiziario.
Nel 1979 Balestrini è stato incriminato, insieme ad altri esponenti di Autonomia Operaia, «per associazione sovversiva, banda armata e partecipazione a 19 omicidi tra cui quello di Aldo Moro» (dalla cronologia a cura di Gian Paolo Renello che accompagna il libro). Espatriato in Francia, è ritornato in Italia nel 1984 in seguito all’assoluzione del processo 7 aprile.

Stimoli interessanti provengono dalla poesia visiva italiana, in particolare da autori come Ugo Carrega, Stelio Maria Martini, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Nella ricchissima libreria/galleria romana Il museo del Louvre (Via della Reginella 26, vicino a Piazza Mattei) ho avuto modo di sfogliare una quantità di riviste, libri e pamphlet originali degli anni settanta. In particolare, un numero del 1977 della rivista Fermenti dedicato alla poesia visiva includeva il saggio di Eugenio Miccini e Vitaldo Conte intitolato “Il poeta visivo: un guerrigliero semiologico?”, ripubblicato nel volume Fra parola e immagine. Arte e comunicazione nella società di massa a cura di (Marsilio, Padova 1972) (incidentalmente, ricordo che “Arte e società di massa” è anche il sottotitolo delle edizione italiana de L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, pubblicata da Einaudi nel 1966). Alcuni lavori inclusi nella rivista sono riprodotti nel sito attuale della casa editrice Fermenti.

Una rapida ricerca sul concetto di “guerriglia semiologica” rimanda ad un intervento di Umberto Eco del 1967 – “Per una guerriglia semiologica” – incluso poi ne Il costume di casa (Bompiani, Milano 1973). Ma si tratta di un concetto che trovo ancora oggi molto frequentato, ad esempio a proposito di Luther Blissett.

Nella stessa libreria ho trovato Linguaggio è guerra, un libro d’artista di Fabio Mauri con molte riproduzioni di fotografie “violente”, apparso nel 1975 come primo numero di ideologia, una collana curata da Filiberto Menna per Massimo Marani Editore. Come recita la quarta di copertina,

«ID è una collana che raccoglie testi di artisti impegnati in un discorso apertamente ideologico. Gli autori muovono dalle esperienze, proprie e altrui, intese a una analisi e ad una verifica critica del linguaggio, delle possibilità comunicative dei segni verbali-iconici. Lo scarto delle loro operazioni consiste nell’idea che i procedimenti analitici segnino solo un momento preliminare del discorso; che i linguaggio debba insistere maggiormente sull’ordine dei significati, uscendo francamente allo scoperto nel territorio in cui si gioca, oggi, la lotta ideologica e politica.»

Della stessa collana ho acquistato il secondo volume in un’altra interessante libreria romana (Coliseum, Corso Rinascimento 18-20). È dedicato all’Ufficio per la immaginazione preventiva, un gruppo fondato a Roma nel 1973 da Carlo Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca. L’Ufficio «si occupa tra l’altro dello “sviluppo e futura saturazione dell’immagine analitica” (Tullio Catalano), dei “rapporti tra l’immaginazione liberatoria e l’immaginazione repressiva con riferimento alle emozioni” (Franco Falasca) e dei “rapporti tra l’immaginazione liberatoria e l’immaginazione repressiva con riferimento ai significati” (C. Maurizio Benveduti)». (Catalano è stato il fondatore, con Giancarlo Politi, della rivista Flash Art). Il libro include una serie di “ideografie” («qualunque espressione grafica di idee per mezzo di segni convenzionali o analogici, generalmente figure materialistiche o simboliche»), azioni urbane («interventi critici» del 1972-74) e riflessioni teoriche, in un montaggio che utilizza la fotografia a diversi livelli, dalla documentazione al fotomontaggio all’analisi dei media.

Per concludere, alcuni testi di teoria politica e sociologica degli anni settanta dedicati alla definizione della violenza politica che offrono spunti di riflessione su rappresentazione e comunicazione.
Comincio dal famigerato numero di Corrispondenza internazionale del 1980 (anno VI, nn. 16/17) intitolato L’ape e il comunista, che riproduce un ampio documento analitico e strategico redatto dai detenuti delle Brigate Rosse al carcere dell’Asinara, le cui “venti tesi finali” costarono al direttore della rivista, Carmine Fiorillo, una incriminazione per apologia di reato e istigazione a violare le leggi dello Stato (Fiorillo, con altri accusati, sarà poi assolto e scarcerato). La copertina della rivista riproduce una fotografia di Sergej Ejzenstein intento al montaggio di Ottobre.

L’ape e il comunista

Un libro del sociologo Sabino Acquaviva, Guerriglia e guerra rivoluzionaria in Italia (Rizzoli, Milano 1979) dedica un intero capitolo (pp. 121-36) a “La propaganda armata”, mettendo in luce alcuni aspetti delle strategie comunicative delle Brigate Rosse. Ad una prima, rapida lettura, balzano agli occhi due considerazioni: la prima è che «il movimento armato – nelle società industriali avanzate – si rivolge ai quadri intellettuali “creatori” di cultura, agli intellettuali consumatori, agli studenti, agli operai, [oltre che] alle varie, contraddittorie, diversissime, categorie di cosiddetti emarginati» (p. 132); la seconda riguarda «l’immagine che la guerriglia comunica di se stessa. Il problema fondamentale è dare un’immagine di sé perché la realtà ha raramente la meglio su un’immagine ben costruita» (p. 133).

Infine un testo che affronta direttamente la rappresentazione mediatica della violenza terrorista come un faccia-a-faccia tra Brigate Rosse e Stato: Alessandro Silj, Brigate Rosse-Stato. Lo scontro spettacolo nella regia della stampa quotidiana (Vallecchi, Firenze 1978): «Questo non è un altro libro sul sequestro e sull’uccisione di Aldo Moro, ma una spregiudicata analisi di come i principali quotidiani d’informazione, indipendenti e no, hanno fatto vivere ai cittadini italiani uno dei più sconvolgenti episodi degli ultimi anni. Dal 16 marzo al 9 maggio 1978, Alessandro Silj ha seguito, giorno per giorno, sistematicamente, quanto venivano scrivendo commentatori, notisti e inviati» dei maggiori quotidiani nazionali (dalla quarta di copertina). Il libro si apre con un breve capitolo intitolato “È vivo, è composto e pensoso, subirà un assurdo processo”, che discute le reazioni giornalistiche alla prima polaroid che ritrae Moro ostaggio delle BR, pubblicata dai giornali il 18 marzo 1978.

Coda
Aggiungo fra le trouvailles della settimana un libretto del fotografo Francesco Balladore Pallieri, Egemonia op, pubblicato da Edikon nel 1979 (32 pagine, 16×24cm). Si tratta di una serie di fotografie in bianco e nero che pagina dopo pagina mostrano un uomo, sul lato opposto della strada, intento a comporre su un muro la scritta “EGEMONIA OPERAIA”. Le fotografie, riprese con uno stile quasi spionistico (leggermente dall’alto, con sfuocature in primo piano) documentano il comporsi della scritta lettera dopo lettera, davanti al passaggio indifferente di altre persone e di automobili. Una nota finale spiega che in realtà le fotografie documentano la cancellazione della scritta: il semplice gesto del montaggio rovesciato è inteso come una riappropriazione “sovversiva” del linguaggio politico e dello spazio urbano.

One Response to “Questa settimana”


  1. A proposito di tensione, mi permetto di rinviare al mio articolo, “Q. Romanzo come azione politica”, sull’omonimo romanzo di Luther Blissetc, omparso nel 2001 sulla rivista narrativa n° 20/21, edita a Parigi presso l’Università Paris X -Nanterre.
    La tesi che avanzo è che il romanzo storico di Blisset è in realtà una descrizione del conflitto sociale e armato che si è avuto in Italia negli anni 70-80.
    Per leggere l’articolo il link è:
    http://www.renello.org/fileadmin/Q.pdf

    Cordialmente
    Gian Paolo Renello


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